Il percorso di Squaneto ci riserva altre belle sorprese colorate e profumate.

Nonostante l’estate calda, il bosco è verde e dona refrigerio

 

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e poi si aprono alla vista prati ricchi di fiori ed erbe officinali.

 

Ci imbattiamo subito in un fiore dolce e fragile il garofanino selvatico.

 

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Lungo il bordo dei campi incontriamo la saponaria officinalis

 

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il cui nome ricorda il sapone proprio perchè veniva utilizzata per lavare i tessuti soprattutto la lana. Ma ha anche proprietà terapiche come espettorante, depurativa e contro le affezioni cutanee.

 

L’eryngium campestre è un bellissimo fiore con spine pungenti

 

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ma ha grandi proprietà antinfiammatorie. Si dice che mettendo un pezzo di tronchetto in bocca allevii il dolore da punture d’insetti e dal bruciore da contatto con le meduse.

 

Fanno capolino in mezzo ai campi i gioiosi girasoli

 

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che arrivano a lambire gli orti. Accanto a loro spunta un bel fiore rosso che non avrei mai associato al ricino.

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Ma come potete vedere non si tratta di un fiore ma di semi. Questi ultimi sono tossici e possono portare anche alla morte. E’ comunque conosciuto per l’olio di ricino, potente lassativo.  In questo caso, negli orti la sua presenza è utile per tenere lontane le talpe.

 

Davanti a noi il fiore della bardana

 

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che ci riporta a quando da bambini ci giocavamo lanciandocelo addosso perchè si attaccava ai vestiti. Non eravamo i soli a giocarci ma sicuramente l’Ing. svizzero George de Mestral è stato il solo a cogliere la potenzialità tecnica di questo fiore brevettando il velcro. La bardana ha molte proprietà: depurative del sangue, cicatrizzanti, antiseborroiche, allevia la psoriasi ed è utile contro la caduta dei capelli.

 

Più in là nel campo uno splendido fiore giallo di galium, comunemente chiamato caglio zolfino un pò per il colore dei fiori e soprattutto perchè veniva impiegato per cagliare il latte.

 

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Aiuta la digestione ed è utile nelle malattie delle vie urinarie.

 

Proseguendo incontriamo la centaurea, esile e di un bel colore rosa carico, quasi viola.

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Il suo nome deriva dal centauro Chirone perchè la mitologia racconta che ferito ad un piede si curò con questa pianta. Quindi, Chirone insegna, la centaurea ha proprietà cicatrizzanti e le sue sostanze amare sono molto utili al fegato e all’apparato digestivo.

 

Dall’amaro al dolce, ecco un bel fiore di carota selvatica

 

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Andando oltre troviamo la pastinaca-sativa

 

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ricca di antiossidanti, ottima fonte di potassio, molto utile per chi soffre di ipertensione arteriosa.

 

La frescura è d’obbligo perchè il sole oramai è alto e picchia forte e troviamo dei giunchi bellissimi e dei teneri fiorellini a bastoncino (salicaria) che si specchiano nell’acqua del torrente Valla.

 

 

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In lontananza il tasso barbasso, che si erge solitario in mezzo al campo ornato dai suoi fiori gialli, importante rimedio per le affezioni respiratorie, ci osserva e conclude la nostra bella passeggiata.

 

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